Durante il periodo successivo alla prima guerra mondiale in Inghilterra, William Hope era un personaggio famosissimo, affermava di essere un medium spirituale che non solo era in grado di contattare i morti, ma anche di fotografare gli spiriti. In quell’ epoca il lavoro di Hope raccolse tante critiche e molti lo accusarono di frode ma nonostante questo continuò a lavorare sino alla sua morte nel 1933, più che altro per volontà delle persone che desideravano entrare in contatto con gli spiriti dei propri cari . La raccolta delle cosiddette “fotografie spiritiche” di William Hope, mostrano personaggi inquietanti immortalati su pellicola .
📸 Le Foto Spiritiche di William Hope: un maestro della frode o un mezzo genuino?
L’inizio del XX secolo fu un periodo d’oro per lo Spiritualismo e la ricerca di prove della vita dopo la morte. In questo panorama di fede e scetticismo emerse una figura la cui opera divise il mondo: William Hope (1863–1933), il fotografo spiritico più celebre (e controverso) d’Inghilterra.
L’Ascesa del circolo di crewe
Originario di Crewe, Hope iniziò la sua carriera intorno al 1905, lavorando inizialmente come carpentiere. La sua presunta abilità di catturare i “visi dei defunti” sulle lastre fotografiche gli fece rapidamente guadagnare notorietà. Insieme a un piccolo gruppo di collaboratori, formò il “Circolo di Crewe” (Crewe Circle), promettendo ai clienti in lutto di ricongiungerli visivamente con i loro cari trapassati.
Il processo di Hope prevedeva che il cliente sedesse per un ritratto, e quando la lastra veniva sviluppata, un’immagine eterea o un “surplus” fluttuante, ritenuto lo spirito del defunto, appariva accanto al soggetto vivente. Le sue fotografie divennero incredibilmente popolari, offrendo conforto e, per molti, una prova tangibile del mondo spirituale.
👻 La Tecnica della doppia esposizione
Tuttavia, il successo di Hope attirò l’attenzione di chi era alla ricerca di frodi. Le sue foto, sebbene evocative, presentavano spesso anomalie: gli spiriti apparivano a volte capovolti, sfocati in modo innaturale, o i loro volti sembravano stranamente familiari, quasi come se fossero stati ritagliati da vecchie foto.
Il meccanismo dietro la maggior parte del suo lavoro era la doppia esposizione, o in alcuni casi, l’uso di lastre fotografiche pre-esposte. Hope e i suoi soci avrebbero ottenuto in anticipo le foto dei defunti dai clienti o da album di famiglia, preparando lastre che mostravano già l’immagine spettrale, per poi scattare la foto del cliente sopra.
L’Intervento di Harry Price
Il momento cruciale per la carriera di Hope arrivò nel 1922, quando fu indagato da Harry Price, il celebre ricercatore psichico e cacciatore di frodi. Price, membro della Society for Psychical Research, organizzò un esperimento controllato:
Fornì a Hope delle lastre fotografiche contrassegnate segretamente.
Durante la seduta, Hope doveva scattare una foto di un assistente di Price.
Price osservò Hope e i suoi soci.
L’indagine di Price rivelò che Hope aveva tentato di scambiare le lastre contrassegnate con altre pre-esposte. Le sue scoperte furono pubblicate, smascherando Hope come un truffatore e un manipolatore.
Nota: Nonostante l’esposizione di Price, molti credenti rimasero fedeli a Hope, sostenendo che le sue presunte frodi fossero state fabbricate dai suoi detrattori. La fede superò la prova scientifica per un pubblico che cercava disperatamente risposte.
L’Eredità di William Hope
Nonostante il suo smascheramento, William Hope è una figura fondamentale nella storia della fotografia e dello spiritualismo. Le sue opere sono oggi considerate dei classici esempi di “fotografia fantasma” e di manipolazione fotografica precoce. Esse illustrano non solo la fragilità del lutto e la necessità di credere, ma anche l’ingegnosità dei truffatori che sfruttavano la tecnologia emergente per fini personali.