17 OTTOBRE 1968 .
La foto che incarna la storia del 17 ottobre 1968 è una delle immagini più potenti e significative del XX secolo: il gesto di protesta di Tommie Smith e John Carlos alle Olimpiadi di Città del Messico.
🥇 Il Saluto del Black Power: Tommie Smith, John Carlos e Peter Norman alle Olimpiadi di Città del Messico 1968
L’evento accadde il 16 ottobre 1968, durante la premiazione dei 200 metri piani ai Giochi Olimpici di Città del Messico. L’immagine divenne un simbolo globale e comparve sulle prime pagine di tutto il mondo il giorno successivo, il 17 ottobre. Questa foto iconica non è solo uno scatto sportivo, ma un’indelebile dichiarazione politica.
✊ La Storia Dietro il Gesto di Protesta
Sul podio dei 200 metri piani, l’americano Tommie Smith (oro e record mondiale) e il suo connazionale John Carlos (bronzo) alzarono un pugno guantato di nero durante l’esecuzione dell’inno nazionale statunitense.
Il Gesto: I pugni chiusi rappresentavano il “Saluto del Potere Nero” (Black Power), un gesto di solidarietà per i diritti umani e una protesta contro il razzismo e la discriminazione razziale negli Stati Uniti e nel mondo.
Gli Elementi Aggiuntivi: I due atleti si presentarono scalzi (indossando solo calzini neri) per simboleggiare la povertà degli afroamericani. Carlos indossava anche una collana di perline per onorare le persone di origine africana uccise o linciate, trasformando la cerimonia in un potente manifesto politico.
🇦🇺 Il Coraggio di Peter Norman
Sul secondo gradino del podio a Città del Messico 1968, l’australiano Peter Norman (argento), un atleta bianco, decise di sostenere la loro protesta indossando anche lui la spilla dell’Olympic Project for Human Rights (OPHR). Questo atto di solidarietà gli costò l’emarginazione sportiva, dimostrando che la protesta non riguardava solo gli Stati Uniti, ma un ideale universale di giustizia.
💔 Le Conseguenze Immediate e l’Eredità Storica
L’immagine provocò una reazione immediata e furiosa. Il presidente del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), Avery Brundage, definì il loro gesto un atto di “indegnità”, ordinando la loro immediata espulsione dai Giochi.
Al loro ritorno negli Stati Uniti, Smith e Carlos furono accolti con minacce di morte e un pesante ostracismo. Le loro carriere furono stroncate, ma non rinnegarono mai il loro gesto, diventando icone del movimento per i diritti civili.
Peter Norman, il terzo uomo della foto, pagò un prezzo altissimo per la sua adesione morale, venendo escluso dai Giochi successivi. Il suo sacrificio fu riabilitato solo post-mortem dal Parlamento australiano, a testimonianza che la lotta per l’uguaglianza trascendeva le bandiere nazionali. La foto, scattata da John Dominis, è rimasta impressa nella storia come l’icona del Black Power nello sport